Oggi per la rubrica “fisioterapia milano” il Dott. Disanza ci parla di un problema che è sempre più diffuso nella popolazione occidentale: il dolore cronico. Il dolore cronico, specialmente quello di schiena, è stato da anni una delle patologie più complicate da risolvere sia per i colleghi medici, che hanno comprovato il fallimento di chirurgia e terapia farmacologica, sia per i colleghi fisioterapisti, che hanno verificato che, a volte, manipolazioni e massaggi non sono sufficienti.

Il dolore cronico aspecifico: nuovo paradigma, nuove necessità, nuova fisioterapia

Tutti noi, nel corso della nostra vita, sperimentiamo purtroppo il dolore. Ma cosa si intende davvero in medicina con questo termine?

“Pain is an unpleasant sensory and emotional experience associated with actual or potential tissue damage, or described in terms of such damage.”

“Il dolore è un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole, associata ad un danno tissutale reale o potenziale, o descritta in termini di tale danno.”

Da questa definizione possiamo trarre due spunti molto interessanti:

  • Il dolore è una esperienza sensitiva ed emozionale
  • Il dolore NON è sempre associato ad un danno tissutale

La nostra conoscenza del dolore si è molto arricchita negli ultimi decenni. Ad oggi siamo in grado di distinguere diversi tipi di dolore. In questo articolo vogliamo parlarvi del dolore cronico.

Pensi che quel dolore alla schiena che ti porti avanti da 20 anni sia dovuto alle piccole ernie evidenziate da una vecchia risonanza?

Perché dopo quell’operazione al braccio, nonostante sia andato tutto alla grande, il dolore persiste?

Davvero sei convinto che non si possa fare niente per quel dolore al ginocchio, data la degenerazione articolare evidenziata dalla lastra?

Se ti rispecchi in una di queste situazioni avrai sicuramente provato quella sensazione di frustrazione e amarezza nel constatare che la medicina non è sempre infallibile e che non può curare tutti i mali del corpo umano.

Continuiamo con un’altra definizione:

Cosa significa dolore CRONICO?

“Chronic pain refers to pain that persists after an injury heals, to pain related to a persistent or degenerative disease, or to long-term pain from an unidentifiable cause.”

“Il termine dolore cronico si riferisce ad un dolore che persiste in seguito alla guarigione di una ferita, ad un dolore collegato ad una patologia persistente o degenerativa, o a un dolore di lungo termine dovuto ad una causa ignota.”

Ciò non è assolutamente un problema da sottovalutare. Quando affronteremo il perché questo dolore si instaura e persiste, vedremo che non si può pensare che passi da solo.

Il dolore cronico è un problema comune, che affligge molte persone, causando gravi ripercussioni sulla qualità della vita specie a lungo termine.

“It is estimated that one in three people in the United States will experience chronic pain at some point in their lives. Of these people, approximately 50 million are either partially or completely disabled.”

“È stato stimato che una persona su tre negli Stati Uniti sperimenta dolore cronico ad un certo punto della sua vita. Di queste persone, approssimativamente 50 milioni sono parzialmente o completamente disabili.”

Da cosa nasce dunque tutto ciò?

Quando un tessuto corporeo subisce un danno, vengono generati degli impulsi che attraverso il midollo spinale arrivano all’encefalo. Qui questi segnali subiscono varie rielaborazioni da parte di diverse strutture, per scatenare una reazione nella struttura periferica e nel comportamento del soggetto.

Risulta quindi evidente come la percezione del dolore abbia sede nel nostro cervello, nella cosiddetta “matrice del dolore”.

Il problema vero e proprio nasce quando queste aree cerebrali, per vari motivi, subiscono delle modificazioni, creando dei “tracciati del dolore” che si autoalimentano anche in assenza dello stimolo dolorifico iniziale.

Questa teoria fornisce un razionale alle tre situazioni che abbiamo elencato in precedenza. Com’è possibile che una schiena faccia male da 20 anni, in assenza di un danno attuale ai tessuti?

Le nuove conoscenze sul tema devono spronare il Fisioterapista ed il medico ad un’evoluzione del suo approccio al paziente con queste problematiche, modificando il vecchio paradigma “dolore=danno” verso una nuova visione di questa diffusa situazione patologica.

Quello che oggi sappiamo è che il danno passa, ma la paura di risentirlo, l’insicurezza delle conseguenze a cui possa portare, l’ansia di non poter condurre più una vita normale, sono le vere cause di una cronicizzazione di sintomi che avrebbero dovuto passare.

Sotto questo punto di vista il paziente con dolore cronico deve essere ascoltato e compreso in tutti gli aspetti della vita quotidiana per conoscerne anche le paure ed i timori.

Da questo punto di vista il fisioterapista è forse la figura più adatta e preparata a sostenere la persona in questo impervio percorso di guarigione.

Dott. Mattia Disanza
Fisioterapista OMT – Spinal Manipulation Specialist