//Esercizio terapeutico: quando, come, perché?

Esercizio terapeutico: quando, come, perché?

Tra le svariate tecniche, scuole di pensiero, i mille corsi e gli altrettanti approcci presenti in fisioterapia, ad oggi sembra che l’unica via scientificamente efficace nella riduzione della disabilità e del dolore del paziente sia quella dell’esercizio terapeutico. (Integrative Pain Management, Bonakdar RA, Med Clin North Am. 2017 Sep;101(5):987-1004)

Questa notizia potrebbe far scuotere la testa ai pazienti più pigri ed ai fisioterapisti più manuali, a chi ricerca una rapida soluzione da ricevere passivamente (chi non vorrebbe risolvere ogni suo dolore semplicemente stendendosi su di un lettino?) e a coloro i quali dicono al paziente di ritornare in studio ogni due settimane per un riassestamento vertebrale.

L’esercizio fisico presenta molti vantaggi, non ultimo il fatto di essere un fattore determinante nella prevenzione delle malattie neurodegenerative.

(Physical exercise induces hippocampal neurogenesis and prevents cognitive decline. Chun-Lian Ma-Xiao-Tang et al, Behavioural Brain Research – 2017)

Detto ciò, l’esercizio è davvero terapeutico solo se viene somministrato appunto come una medicina, quindi secondo una determinata posologia, ponderata a seconda delle esigenze e dello stato di salute del paziente.

Esistono davvero tante, tante possibilità di somministrare un esercizio. Si passa dal richiedere una semplice contrazione muscolare, fino all’esercizio funzionale che mima i movimenti specifici dello sportivo d’alto livello, magari sul campo di gioco, magari con perturbazioni esterne; dall’esercizio monoplanare, che prevede un movimento appunto su di un solo piano (flesso-estensione, ad esempio) all’esercizio multi-planare su superficie instabile, e via dicendo.

Una volta scelto l’esercizio, bisogna valutarne la posologia. Quante ripetizioni, quante serie, quanta pausa, quanto sovraccarico?
E quando tutto sembra deciso, come valutare la progressione del paziente? Meglio aumentare il sovraccarico o le ripetizioni per serie? Magari diminuire le pause? E soprattutto, quando è tempo di cambiare esercizio?
In questo articolo non ho voluto approfondire nessuno di questi aspetti, perché sarebbe un’impresa che richiederebbe molte più pagine. Ma la letteratura scientifica abbonda di informazioni a riguardo.

È evidente che chi voglia davvero risolvere i propri problemi di salute debba dunque rivolgersi ad un professionista preparato, che sappia di cosa sta parlando e che faccia di tutto per aiutare il paziente, spronandolo a fare esercizi ed attività fisica.

Il fisioterapista è il professionista della salute formato per essere in grado di somministrare il giusto esercizio, nella giusta quantità e nei giusti tempi. Non cascate in questa baraonda di “terapie miracolose” dove si cerca di dare soluzioni semplici a problemi complessi.
Purtroppo molti medici tendono a non riconoscere l’importanza dell’esercizio terapeutico, proponendo spesso un approccio strumentale, cavalcando la moda del momento e proponendo l’ultima “terapia dei miracoli”.

Non ci sono scorciatoie per la salute, il bravo FISIOTERAPISTA lo sà e vi spronerà a iniziare un percorso di cambiamento insieme.

 

By | 2017-09-10T21:08:06+00:00 10/09/2017|News|0 Commenti

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